La patologia nodulare tiroidea rappresenta un riscontro estremamente frequente nella pratica clinica con prevalenza del 5% all’esame obiettivo e fino al 30-50% all’esame ecografico con rapporto 10/1 femmine/maschi. In Emilia Romagna, storicamente area iodio carente, soprattutto nelle zone appenniniche, vi è un’elevata prevalenza di gozzo endemico. Fortunatamente solo il 10% delle lesioni sono maligne, le restanti meritano però un controllo periodico. Se le dimensioni dei noduli crescono, possono dare segni di compressione agli organi adiacenti, per contiguità quindi a livello tracheale ed esofageo, e russamento fino a dispnea e disfagia. In questi casi una valida alternativa alla chirurgia è la termoablazione con radiofrequenza.
Cosa è il trattamento con termoablazione con radiofrequenza?
La termoablazione con radiofrequenza è una procedura mini-invasiva che utilizza il calore per distruggere il tessuto nodulare senza ricorrere alla chirurgia. È una procedura ecoguidata percutanea che sfrutta la generazione di calore per attrito ioni indotto da corrente alternata a 460-500 KHz. L’elettrodo produce coagulazione termica e necrosi delle cellule follicolari del nodulo benigno. Viene eseguita in Day Hospital chirurgico con anestesia locale.
Quando è indicato questo trattamento?
Le indicazioni principali sono: noduli benigni sintomatici, noduli estetici, pazienti non candidabili per concomitanti patologie a chirurgia.
Le controindicazioni al trattamento sono essenzialmente due: noduli maligni ed ipertiroidismo non controllato.
Perché optare per questa terapia?
È una terapia che ha dimostrato una grande efficacia, infatti i dati evidenziano una riduzione volumetrica del 60-80% del nodulo a 12 mesi. Non richiede tagli, quindi non vi sono cicatrici sul collo, la tiroide rimane intatta e anche la sua funzione, quindi niente terapia sostitutiva. Inoltre va sottolineato che comporta una degenza molto breve, infatti si entra al mattino e si esce al pomeriggio. Anche la convalescenza è praticamente nulla, per cui il paziente può da subito riprendere le proprie attività.
A cura della dottoressa Simona Cataldo, Specialista in Endocrinologia della Casa di Cura Città di Parma
