Primavera per tanti vuol dire anche allergie respiratorie. È importante però capire a cosa si è allergici. Sono infatti molteplici le piante che fioriscono in questo periodo. Basta avere una piccola indicazione temporale su quando sono presenti i sintomi in un paziente allergico per avere già un’importante indizio diagnostico.
A febbraio e marzo pollinano generalmente gli alberi quali ontano, betulla, nocciolo, faggio. Ad aprile, maggio e giugno vi sono le graminacee, l’ambrosia, l’olivo (quest’ultimo con un periodo un po’ più ristretto), la parietaria (che ha un periodo di pollinazione più lungo ed un rilascio del polline di tipo cleistogamico, cioè a scatto ed ha, oltre all’azione allergizzante, anche un’azione irritante sull’epitelio respiratorio). Nei mesi estivi possono essere implicate nelle allergie le composite come l’assenzio ed i micofiti come l’alternaria.
Oggi abbiamo a disposizione test diagnostici che con un semplice prelievo di sangue ci permettono di confermare i nostri sospetti. Una diagnosi precisa è fondamentale per impostare un’adeguata terapia.
Cosa accade quando il polline entra in contatto con noi?
Quando il polline impatta sulla mucosa umida nasale, penetra attraverso la stessa venendo a contatto direttamente con il nostro sistema immunitario. Si creano così i presupposti per la produzione di anticorpi (le immunoglobuline ige). In generale gli anticorpi dovrebbero essere prodotti contro batteri, virus e parassiti per salvaguardarci da possibili agenti patogeni. Nell’allergia invece sono prodotti contro sostanze innocue, quindi di per sé non dannose, come il polline ed ecco perché la malattia è a carico del sistema immunitario.
Come fa il nostro corpo a cercare di allontanare una sostanza ritenuta dannosa?
La lacrimazione, gli starnuti, la tosse sono alcuni dei meccanismi messi in atto per allontanare l’allargene; l’ostruzione nasale è un modo per non farlo penetrare nel nostro organismo. Quando il naso gocciola anteriormente, succede la stessa cosa anche posteriormente, in gola (scolo retrofaringeo) e questo fa sì che l’allergene finisca nelle vie respiratorie. Di qui lo stimolo della tosse che cerca di allontanarlo. In un allergico spesso la tosse configura già un equivalente asmatico.
Se invece si ha anche un’ostruzione nasale, il polline viene direttamente inalato, tramite la bocca aperta (respirazione orale) e finisce così nei bronchi. Se la tosse è inefficace, il bronco si costringe per non fare entrare il polline così non entra l’allergene ma neanche l’aria; inoltre si accumula del secreto, che riduce ulteriormente il calibro e si percepiscono così dei sibili, che altro non sono che l’aria che cerca di passare attraverso un percorso angusto. Di qui la comparsa di asma bronchiale. Il polline o altri allergeni si creano così una strada, quella che va dal naso al polmone (la cosiddetta marcia allergica), cioè si passa dalla rinite all’asma.
L’immunoterapia per l’asma causata dall’allergia
L’asma è definita come malattia infiammatoria cronica del bronco e pertanto deve essere trattata cronicamente sia con la terapia sintomatica che utilizzando un sistema che blocchi questo percorso. Ma in che modo? Con l’immunoterapia specifica, che aiuta il nostro sistema immunitario regolandolo così come farebbe un vigile sbarrando il transito alle automobili. Ogni allergico è però diverso dall’altro e quindi è necessario studiare una terapia personalizzata che va monitorata nel tempo.
A cura della dott.ssa Patrizia Barcella, Specialista in Allergologia della Casa di Cura Città di Parma
