I controlli periodici in ambito ginecologico e su pazienti pressoché asintomatiche consentono di identificare precocemente lesioni di varia natura, permettendo così un adeguato approccio sia sul piano della prevenzione che su quello terapeutico. Un esempio classico è costituito dallo screening, ormai ampiamente rodato, del tumore della cervice uterina, che ha sostanzialmente ridotto l’incidenza di tale neoplasia. Attualmente viene effettuato mediante Pap test a cadenza triennale in una fascia di età compresa tra i 25 ed i 30 anni e mediante HPV-DNA Test a cadenza quinquennale tra i 30 ed i 65 anni.
Pap test e HPV test per la diagnosi di neoplasie alla cervice uterina
Il primo (Pap test) è un’indagine citologica, ossia valuta le modificazioni morfologiche delle cellule prelevate, il secondo (HPV test) è una indagine di tipo molecolare tesa alla identificazione di virus ad alto rischio coinvolti nel determinismo della neoplasia cervicale. In realtà il Pap test può essere utilizzato in associazione al Test HPV in caso di positività di quest’ultimo (cotesting) per poter meglio definire le strategie d’intervento di secondo livello quali la colposcopia con biopsia o semplice follow-up. È Importante sottolineare il fatto che indagini quali Pap test/HPV test, ormai entrati a far parte di protocolli regionali, hanno un’azione mirata quasi esclusivamente alla individuazione di lesioni cervicali, mentre sostanzialmente non offrono, come a volte erroneamente ritenuto, informazioni circa lo stato di altri distretti dell’apparato genitale.
L’importanza della visita ginecologica e dell’ecografia transvaginale
In effetti esistono condizioni patologiche che sfuggono a tali indagini, mentre risultano intercettabili mediante procedure quali la visita ginecologica e soprattutto l’ecografia, in particolare transvaginale. Un esempio è costituito dai fibromi (in età fertile) o più raramente dai sarcomi (più spesso oltre i 50 anni) che, se a sviluppo sottosieroso, ossia all’esterno dell’utero, possono dare segno di sé quando raggiungono grosse dimensioni, condizionando pesantemente le strategie terapeutiche. Analogo discorso è applicabile ai tumori ovarici sia benigni (più frequenti al di sotto dei 40 anni) che maligni (picco di incidenza tra i 50 ed i 70 anni); questi ultimi sono spesso diagnosticati in fase avanzata per la loro sintomatologia aspecifica e per l’assenza di un efficace programma di screening, con pesanti ripercussioni sulla sopravvivenza delle pazienti che ne sono affette. Altre patologie quali il tumore dell’endometrio (mucosa di rivestimento della cavità uterina) si manifestano generalmente con sanguinamenti atipici; tuttavia un controllo ginecologico effettuato in assenza di sintomi può contribuire ad identificarne i precursori ed a diagnosticare occasionalmente una neoplasia misconosciuta per stenosi cervicale. Esistono quindi indubbi vantaggi nel sottoporsi, da parte della popolazione generale, a controlli ginecologi almeno annuali che comprendano una valutazione ecografica transvaginale.
A cura del dottor Daniele Scazzina, Specialista in Ginecologia della Casa di Cura Città di Parma
